Il Lecce impatta 0-0 al Via del Mare contro la Lazio e interrompe la striscia negativa di quattro sconfitte consecutive, “conquistando” (si fa per dire…) il quart’ultimo posto solitario a 18 punti, in virtù della pesante sconfitta della Fiorentina in casa col Cagliari, che di contro però crea un ulteriore solco con le contendenti avanti, in attesa ovviamente di vedere cosa faranno Verona, Genoa, Parma e Cremonese nei rispettivi match.
Ovvio che dopo un percorso di sconfitte anche un punto, contro una squadra sulla carta superiore (seppur anch’essa in un momento di difficoltà) va accettato di buon grado, ma indubbiamente nella circostanza specifica sa tanto di occasione sprecata, visto che la squadra di Sarri era veramente ai minimi storici per defezioni, ambizioni di classifica e caos societario. Il Lecce però ha questo problema di “non segnare praticamente mai” e dunque va da sé che così è impossibile vincere le partite. Bene che ti vada, appunto, finiscono 0-0.
Ad onor di cronaca bisogna dire che ieri qualche tiro verso la porta in più si è visto (clamoroso quello di Ramadani), ma è ancora troppo poco per quello che richiede il nostro cammino in questo momento. Ci mancano all’appello i tre punti con il Parma nella “nostra” classifica e vanno necessariamente “recuperati” il prima possibile, ma per farlo bisogna cambiare un po’ le carte.
Il paradosso di questa sterilità è che facilmente individuabile e di conseguenza risolvibile, ma la società non sembra orientata in tal senso. Ci manca uno che faccia le veci di Berisha (ancora lontano il recupero) e un esterno offensivo destro con più confidenza con la porta. Bene l’innesto di Cheddira, ma non basta, soprattutto se l’allenatore non ha intenzione di prenderlo in considerazione (come sembra), nemmeno negli ultimi minuti di gara, a supporto di Stulic, ancora una volta parso abbandonato a sé stesso. A volte per vincere le partite ci vuole un po’ più di coraggio, soprattutto per una squadra che di per sé fa tanta fatica a vedere la porta. I cambi scolastici ruolo per ruolo o conservativi servono a ben poco, tanto come si è visto anche ieri, pur rispettando questo spartito il contropiede “sanguinoso” si rischia di prenderlo comunque, tanto vale osare un minimo per vedere qualcosa che si avvicini ad un gol.
Domenica si va a Torino contro una squadra dell’ex Baroni allo sbando totale e reduce, come nel caso della sfida di andata, dal pesantissimo KO contro il Como, ma è una partita da vincere a tutti i costi non solo per permetterci di risalire la china, ma anche per ritirare dentro la lotta salvezza lo stesso Torino.