Dopo il punticino interno ottenuto con la Lazio che aveva interrotto la serie di quattro sconfitte consecutive, il Lecce torna a perdere, risollevando così le sorti di un Torino a sua volta reduce da un periodo nero e con il tecnico Baroni all’ultima spiaggia, salutando di fatto quasi definitivamente un’altra pseudo pretendente alla lotta per non retrocedere. Eppure l’occasione era abbastanza ghiotta, viste e considerate le sconfitte delle tre che ci stanno dietro ed il Genoa, e con Parma e Cremonese che affrontano due big; ma anche per acuire la crisi degli stessi granata oltre che per rilanciarci.
Una partita invece deludente quella offerta dalla squadra di Di Francesco, soprattutto perché i giallorossi a mio avviso hanno manifestato un passo indietro sotto il profilo della grinta, unica vera arma in nostro favore per continuare a crederci, visto il livello tecnico ai limiti del decoroso per la massima serie.
Non si sa se abbia influito la poca atmosfera generale, con gli spalti semivuoti (tranne ovviamente lo spicchio giallorosso), o il sole alto dell’ora di pranzo, fatto sta che abbiamo assistito ad una gara per molti tratti soporifera, con poca aggressione e corsa da parte di Ramadani e compagni contro una squadra in palese difficoltà.
Un Lecce oltretutto anche meno ordinato del solito in fase difensiva, ben al di là del gol subito da Adams.
Lo spartito è stato sempre lo stesso, giro-palla scolastico, qualche traversone a rientrare, ma nulla di più; e dunque si prosegue con lo zero assoluto nel tabellino dei gol fatti (soltanto 2 gol nelle 7 gare giocate fin qui nel 2026, ndr).
Per carità, non siamo nemmeno fortunati come ha dimostrato il palo di Banda, ma si sa, la fortuna aiuta gli audaci a si accanisce sui mediocri.
Da tifosi ovviamente è un obbligo continuare a sperare visto che mancano ancora 15 giornate ed il calendario nel breve termine ci mette davanti due squadre alla portata e ormai tranquille come Udinese e Cagliari, ma è altresì difficile crederci realmente non segnando praticamente mai. È banale: ma se non segni non vinci. Mai. E comunque spesso non pareggi nemmeno…
La classifica paradossalmente è anche buona per quello che dicono i numeri offensivi di questo Lecce, ma qualcosa lì davanti deve cambiare assolutamente, a livello di interpreti, visto e considerato che non sono contemplabili cambi di modulo (al momento, forse, l’unica soluzione). E come volevasi dimostrare non è un discorso della punta centrale, bensì delle ali: quella destra in particolare.
Dunque ci sarebbe ancora un giorno di mercato, idealmente, per intervenire su un ruolo palesemente in difetto, ma visto che sarà difficile, centrare la salvezza diventerà un esercizio ben più difficile di quanto non dica adesso la classifica.
Anche perché, purtroppo, bisogna pure fare i conti con un allenatore che tutto ha tranne che una buona stella, e che in generale è anche conservativo per preservare quella dignità che in genere ti può fa terminare un campionato in sella in un contesto del genere. Del resto non sembra essere il primo responsabile di questa pochezza ed è comprensibile che non voglia passare per quello che lo è.
Matteo Pisacane