Sigarette mai spente… il punto dopo Torino-Lecce

Continua il mal di trasferta e soprattutto il mal di Juric per il Lecce. I giallorossi tornano da Torino sponda granata con un’altra sconfitta sul groppone in trasferta (l’ottava su undici complessive) e seppur più dignitosa rispetto a quella di Bologna per il tabellino finale, non è certamente meno facile da digerire nel suo complesso; anzi. E continua anche, come detto, l’ inquietante dato statistico per cui la formazione salentina, indipendentemente da chi è guidata contro le squadre allenate dal tecnico croato, non solo non riesce a segnare, ma nemmeno tirare in porta decentemente.
Detto questo è una partita che personalmente mi lascia l’amaro in bocca perché di fronte vi era un Toro abbastanza rimaneggiato nel reparto difensivo e soprattutto con poche velleità di classifica. Il Lecce però purtroppo ha confermato di essere Banda-dipendente in termini di pericolosità offensiva, indipendentemente dalle situazioni finalizzate e/o da chi le finalizza, e soprattutto troppo fragile a centrocampo in alcune situazioni come quella da cui nasce l’1-0, con annesso assist finale di Gendrey, emblema della confusione nella circostanza (Ramadani in primis troppo a spasso ad inseguire l’uomo e sempre in ritardo).

Non parliamo poi dei calci piazzati, una “piaga” costante di questa squadra. Ieri, quello del 2-0 finale, è stato il decimo gol subito su palla inattiva da Baschirotto e compagni (l’aggravante di ieri è che il Torino non aveva mai segnato prima in questo torneo sugli sviluppi di un angolo, ndr). Praticamente un caso clinico.


Per quanto concerne il ruolo di prima punta, al netto delle difficoltà descritte sopra in generale contro il credo tattico di Juric, si è visto perché in generale gioca Krstović come centravanti titolare, pur avendo una media gol più bassa rispetto al collega bergamasco rispetto ai minuti giocati. Nel modulo di questo Lecce non c’è paragone come “tessitura” del gioco da parte della prima punta montenegrina a beneficio delle ali, come il 4-3-3 d’aversiano (o se preferite corviniano) richiede.
La sconfitta è pesante più che per la gara in sé, che in assoluto ci può stare perdere (il Torino pur rimaneggiato è comunque una squadra nettamente superiore al Lecce) lo è per via del fatto che si è giocato di venerdì, e quindi tutte le altre devono giocare (eccetto l’ormai spacciata Salernitana) e perché nella prossima giornata ci tocca come avversaria la capolista e schiacciasassi Inter. Una gara quasi ingiocabile in questo momento della stagione e dove purtroppo bisogna mettere in conto ulteriori zero punti, rischiando dunque di guardare a Frosinone già con ansia.
Certo nel calcio può succedere di tutto e possiamo sempre confidare in un rilassamento dei nerazzurri post Champions, soprattutto dall’alto dell’attuale +10 (o speriamo +7, perché vorrà dire che la Juventus ha vinto a Verona, ndr) con una gara da recuperare, ma oggettivamente è bene forse mentalizzarsi già da ora su un crocevia fondamentale che passa appunto dalla Ciociaria tra due domeniche, dove necessariamente si dovrà invertire questo trend lontano dal Via del Mare e possibilmente togliere lo zero dalla casella delle vittorie. Altrimenti si che gli scenari finora tranquilli del Lecce potrebbero cambiare.

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