Come da copione, il Lecce perde anche all’Olimpico con la Roma: solita partita dignitosa della formazione di Di Francesco, al pari di quelle offerte contro tutte le altre big del campionato, ma i punti portati a casa sono sempre zero. Solita partita impostata bene a livello tattico, nelle intenzioni per lo 0-0, ma alla fine il gol prima o poi lo subiamo comunque, perché la sbavatura o la distrazione di qualcuno, inevitabilmente, arriva puntuale e a turno (ieri persino da Falcone); e lì la partita è sostanzialmente finita. Questa squadra infatti non ha assolutamente le capacità di ribaltare un risultato: sia per la scarsa vena realizzativa dei suoi attaccanti, ma anche a causa di cambi troppo conservativi o se preferite scolastici. Un film già visto, troppe volte, che ormai quando ci sono in programma queste partite contro squadre sulla carta superiori si parte già con i ragionamenti sulla prossima. E questo non va assolutamente bene, soprattutto al quarto anno di serie A e soprattutto se come nel caso di ieri questa big di turno è reduce da un periodo di risultati non brillante, piena di assenti tra i titolari e soprattutto reduce da una partita di Coppa tre giorni prima finita ai tempi supplementari…
È impensabile, in generale, non fare mai punti a sorpresa contro una squadra di prima fascia, a prescindere dal fatto che alla fine potresti comunque raggiungere l’obiettivo grazie allo score negli scontri diretti, come del resto è accaduto nelle annate precedenti.
Ieri per la verità vi era un oggettiva emergenza a livello di soluzioni, e proprio questa situazione, al momento dell’ infortunio di Banda, ha paradossalmente dato un cambio imprevedibile a Di Francesco: cioè far entrare N’Dri sulla sinistra, rendendolo di fatto molto più insidioso rispetto a quando entra a piede invertito. Al di là di questo però, la situazione ci ha dimostrato che era una partita dove sarebbe servito come il pane un altro centravanti da mettere nella mischia gli ultimi minuti. E tu (allenatore) colpevolmente in panchina non ce lo avevi. E qui, allora, la domanda sorge spontanea: perché? Perché in una circostanza del genere tu non porti un attaccante della Primavera in panchina (Esteban)?
Intendiamoci, non deve essere inteso come il salvatore della patria, come il risolutore improvviso, ma come una soluzione in più nelle scelte, che faccia anche semplicemente caos in aerea, e che possa dare anche un messaggio diverso alla squadra a livello offensivo, al di là di quello che può essere l’impatto personale.
Ieri era la classica partita dove ci voleva un altro centravanti nella mischia negli ultimi minuti e tu in panchina non ce l’avevi. È imperdonabile in un momento del genere della stagione. A maggior ragione perché tra i rincalzi dei centrocampisti non ne hai mezzo con caratteristiche in grado di adattarsi come punta nemmeno cinque minuti.
Dunque si va alla sosta con la rediviva Cremonese di nuovo a pari punti e con la Fiorentina che a sorpresa ha fatto un altro passetto in avanti. Una situazione certamente meno rassicurante della scorsa settimana, ma che comunque non cambia le sorti assolute della classifica. Anzi, ora sembrerebbe risucchiato nuovamente anche il Cagliari, e tra tre settimane c’è proprio Cagliari-Cremonese. Dunque tutto ancora può succedere e tutto è ancora fondamentale in mano del Lecce, ma dopo la sosta, tra Atalanta e Bologna bisogna tornare a muovere la classifica, decisamente, al di là della maggiore quotazione tecnica delle avversarie. Si può e si deve. D’accordo il calendario “favorevole” dopo, ma dei punti “extra” prima darebbero molta più sicurezza.