Terza sconfitta consecutiva per il Lecce (in quattro partite), con ben otto gol incassati e la solita, scarsa vena propositiva, nonostante il vantaggio alla prima azione. Questo già basta per destare enormi preoccupazioni, ma a ciò si aggiunge una preparazione atletica poco incoraggiante e pochissima grinta. Poco importa se siamo solo a settembre ed alla quarta giornata. Sì perché ieri era il primo scontro diretto in casa della stagione: e mai, in più di trent’anni di seguito al Lecce, ho assistito ad una inferiorità così netta al cospetto di una cosiddetta parigrado (o presunta tale sulla carta). Questa squadra al momento palesa delle carenze strutturali, in particolar modo nei terzini e nel centrale di centrocampo ed a questo si aggiunge un talebanesimo tecnico-tattico di Di Francesco che ci espone inevitabilmente alla mercé dell’avversario, qualunque esso sia evidentemente. Ieri sera il Cagliari sembrava una Lazio, una Roma, una Fiorentina, a livello di superiorità in campo, tecnica e fisica, non una squadra con la quale dovresti giocarti “punto a punto” la salvezza. Sarà anche presto per dirlo, per carità, perché il calcio –vivaddio– è imprevedibile, ma se i punti (nemmeno uno!) non li fai in casa con il Cagliari, con chi li devi fare? Questa è una classica frase da bar -o da social-, ma che questa volta francamente condivido appieno; al netto del mio aziendalismo convinto per l’operato generale del sodalizio giallorosso. Ma il punto non è nemmeno, appunto, il risultato, che può essere figlio di tanti fattori, ma proprio della manifesta inferiorità sul piano del gioco e dell’atletismo. L’ uno a due sta infatti strettissimo ai sardi, soprattutto per quanto visto nel primo tempo.
Così non si va da nessuna parte, serve in primis un cambio di strategia da parte dell’allenatore. Intanto perché è l’unica soluzione al momento adottabile, e poi perché una squadra, nel calcio, può anche essere oggettivamente scarsa (e noi ne abbiamo viste tante), ma in tante partite si può sopperire con l’atteggiamento e con uno schieramento più pragmatico. La rotta si può e si deve cambiare immediatamente, prima che sia già tardi.
Matteo Pisacane