Nella giornata di Pasquetta, sotto il primo vero sole cocente di Primavera, il Lecce ha fornito una delle peggiori prestazioni del campionato, al cospetto di una formazione certamente di un altro livello, che pur senza strafare ha dominato la partita e ha chiuso con un netto 0-3, che sarebbe potuto anche essere più ampio. Per i giallorossi, invece, nessun tiro nello specchio della porta; ma questa non è una novità, la novità vera è stata la totale assenza di nerbo, cosa con la quale in genere nel calcio si sopperisce ad una maggiore qualità dell’avversario. La formazione giallorossa è apparsa letteralmente svuotata, tanto che dagli spalti sembrava la classica gara di fine campionato dove la squadra già retrocessa fa finta di impegnarsi, ma alla fine l’altra che ha l’obiettivo da raggiungere riesce a capitalizzare senza troppo sforzo. Inspiegabile.
Tant’è, una prestazione senza giustificazioni da parte di Falcone e compagni, a cui però la sosta ha fatto più male che bene. Questo è parso evidente ed è l’unica spiegazione plausibile al netto di qualche scelta tattica poco convincente di Di Francesco.
Archiviato il giudizio su questa gara, a cui c’è poco altro da aggiungere, se non quello di chiosare con una battuta: della serie che i giallorossi probabilmente hanno preso alla lettera la giornata di Pasquetta, dando l’impressione di fare una sgambata e due palleggi post barbecue più che una partita di calcio di Serie A, bisogna però non perdere il focus della lotta salvezza che è ancora tutta da scrivere. Del resto si sapeva che il calendario fino all’Atalanta sarebbe stato svantaggioso per il Lecce, ma con Cagliari-Cremonese che offre il prossimo turno e con il trittico di calendario che parte dopo Bologna per noi (Fiorentina, Verona, Pisa) non è assolutamente il caso di fasciarsi già la testa, perché la salvezza è ancora nelle nostre mani.
Fondamentalmente non è cambiato nulla con la partita di ieri. Era il solito bonus che il Lecce, a quanto pare, non è in grado di raccogliere a causa di una bassa qualità generale che purtroppo nel calcio attuale non ti consente di raccogliere nemmeno le briciole con squadre che occupano la cosiddetta parte sinistra della classifica. Ormai è abbastanza acclarato. Questo, comunque, è un tema su cui ci torneremo a fine campionato, indipendentemente che l’obiettivo sia ancora una volta raggiunto o meno, perché stiamo parlando di calcio ed a un certo punto è giusto fare uno step di crescita anche sotto il profilo dello spettacolo da offrire al pubblico, indipendentemente dal risultato finale che si può sempre raggiungere perché c’è chi fa peggio.
Tornando alla partita, dunque, confidiamo nel fatto che sia stato solo un pomeriggio storto, a livello di approccio e di prestazione (perché a noi comunque piace vedere sempre la grinta, al di là del risultato), ma che non sia questa giornata deludente ad annebbiarci la vista da qui alla fine del campionato; dove nelle ultime sette giornate ci sono le partite giuste per raccogliere quei punti necessari a raggiungere la quota necessaria per salvarsi. I processi possono ancora attendere…
Matteo Pisacane
Pasquetta alla lettera per il Lecce, ma per la lotta salvezza è ancora tutto da scrivere
Nella giornata di Pasquetta, sotto il primo vero sole cocente di Primavera, il Lecce ha fornito una delle peggiori prestazioni del campionato, al cospetto di una formazione certamente di un altro livello, che pur senza strafare ha dominato la partita e ha chiuso con un netto 0-3, che sarebbe potuto anche essere più ampio. Per i giallorossi, invece, nessun tiro nello specchio della porta; ma questa non è una novità, la novità vera è stata la totale assenza di nerbo, cosa con la quale in genere nel calcio si sopperisce ad una maggiore qualità dell’avversario. La formazione giallorossa è apparsa letteralmente svuotata, tanto che dagli spalti sembrava la classica gara di fine campionato dove la squadra già retrocessa fa finta di impegnarsi, ma alla fine l’altra che ha l’obiettivo da raggiungere riesce a capitalizzare senza troppo sforzo. Inspiegabile.
Tant’è, una prestazione senza giustificazioni da parte di Falcone e compagni, a cui però la sosta ha fatto più male che bene. Questo è parso evidente ed è l’unica spiegazione plausibile al netto di qualche scelta tattica poco convincente di Di Francesco.
Archiviato il giudizio su questa gara, a cui c’è poco altro da aggiungere, se non quello di chiosare con una battuta: della serie che i giallorossi probabilmente hanno preso alla lettera la giornata di Pasquetta, dando l’impressione di fare una sgambata e due palleggi post barbecue più che una partita di calcio di Serie A, bisogna però non perdere il focus della lotta salvezza che è ancora tutta da scrivere. Del resto si sapeva che il calendario fino all’Atalanta sarebbe stato svantaggioso per il Lecce, ma con Cagliari-Cremonese che offre il prossimo turno e con il trittico di calendario che parte dopo Bologna per noi (Fiorentina, Verona, Pisa) non è assolutamente il caso di fasciarsi già la testa, perché la salvezza è ancora nelle nostre mani.
Fondamentalmente non è cambiato nulla con la partita di ieri. Era il solito bonus che il Lecce, a quanto pare, non è in grado di raccogliere a causa di una bassa qualità generale che purtroppo nel calcio attuale non ti consente di raccogliere nemmeno le briciole con squadre che occupano la cosiddetta parte sinistra della classifica. Ormai è abbastanza acclarato. Questo, comunque, è un tema su cui ci torneremo a fine campionato, indipendentemente che l’obiettivo sia ancora una volta raggiunto o meno, perché stiamo parlando di calcio ed a un certo punto è giusto fare uno step di crescita anche sotto il profilo dello spettacolo da offrire al pubblico, indipendentemente dal risultato finale che si può sempre raggiungere perché c’è chi fa peggio.
Tornando alla partita, dunque, confidiamo nel fatto che sia stato solo un pomeriggio storto, a livello di approccio e di prestazione (perché a noi comunque piace vedere sempre la grinta, al di là del risultato), ma che non sia questa giornata deludente ad annebbiarci la vista da qui alla fine del campionato; dove nelle ultime sette giornate ci sono le partite giuste per raccogliere quei punti necessari a raggiungere la quota necessaria per salvarsi. I processi possono ancora attendere…
Matteo Pisacane
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