Partita “finita” dopo lo svantaggio: c’è qualcosa che non va oltre la mediocrità tecnica della squadra
Lo avevamo già scritto qualche settimana fa e la situazione non è cambiata, anzi, peggiorata visto l’avanzamento delle giornate e di conseguenza delle sconfitte: questo Lecce è totalmente incapace di recuperare un risultato una volta andato sotto nel punteggio. Una tra le cose più gravi tra i vari difetti che può avere una squadra in lotta per non retrocedere in Serie A, dove va da sé che la situazione di svantaggio è un qualcosa di normale e quasi abituale che si deve mettere in conto, vista la superiorità tecnica sulla carta di almeno 13/14 squadre su 19. Per la formazione di Di Francesco è accaduto soltanto una volta su 32 partite: contro il Bologna nella gara di andata, in quel 2-2 finale con il Camarda al 94°, poi nulla in più. Ed in particolare è un difetto che sembra essersi acuito negli ultimi tempi, dove la squadra mostra anche una certa “mollezza” dopo aver preso gol. Un qualcosa di assolutamente inaccettabile per una squadra che deve inseguire la salvezza, dove da che mondo è mondo si cerca di sopperire con la grinta alla minore qualità rispetto agli avversari. È ovvio che questo ha delle spiegazioni tecniche che rientrano nella mediocrità della rosa, specie legata alle soluzioni in panchina, ma secondo il nostro avviso è anche riconducibile anche ad una gestione poco convincente dell’allenatore, sia in termini di sprone caratteriale, che di gestione tattica (cambi ruolo per ruolo, canonico avvicendamento della punta). La squadra sarà anche scarsa, d’accordo, ma se fosse solo quello le gare non comincerebbero neanche bene (fino al gol subito la gara è approcciata bene) e probabilmente avremmo fatto molto meno dei 27 punti attuali. Dunque possiamo dire che al buon Eusebio manchi un piano B durante la gara che sia in grado di ribaltare la situazione. Che sia un “conservativismo” dovuto alla ricerca spasmodica del fatidico equilibrio, alla paura di retrocedere o alla paura di essere esonerato per non rispettare il diktat tattico societario? Non lo sappiamo, ma per le prossime partite, che comunque sono anche più abbordabili da calendario, auspichiamo un’inversione di tendenza, fermo restando che sarebbe meglio non andare in svantaggio vista l’importanza dei prossimi impegni.
Partita “finita” dopo lo svantaggio: c’è qualcosa che non va oltre la mediocrità tecnica della squadra
Lo avevamo già scritto qualche settimana fa e la situazione non è cambiata, anzi, peggiorata visto l’avanzamento delle giornate e di conseguenza delle sconfitte: questo Lecce è totalmente incapace di recuperare un risultato una volta andato sotto nel punteggio. Una tra le cose più gravi tra i vari difetti che può avere una squadra in lotta per non retrocedere in Serie A, dove va da sé che la situazione di svantaggio è un qualcosa di normale e quasi abituale che si deve mettere in conto, vista la superiorità tecnica sulla carta di almeno 13/14 squadre su 19. Per la formazione di Di Francesco è accaduto soltanto una volta su 32 partite: contro il Bologna nella gara di andata, in quel 2-2 finale con il Camarda al 94°, poi nulla in più. Ed in particolare è un difetto che sembra essersi acuito negli ultimi tempi, dove la squadra mostra anche una certa “mollezza” dopo aver preso gol. Un qualcosa di assolutamente inaccettabile per una squadra che deve inseguire la salvezza, dove da che mondo è mondo si cerca di sopperire con la grinta alla minore qualità rispetto agli avversari. È ovvio che questo ha delle spiegazioni tecniche che rientrano nella mediocrità della rosa, specie legata alle soluzioni in panchina, ma secondo il nostro avviso è anche riconducibile anche ad una gestione poco convincente dell’allenatore, sia in termini di sprone caratteriale, che di gestione tattica (cambi ruolo per ruolo, canonico avvicendamento della punta). La squadra sarà anche scarsa, d’accordo, ma se fosse solo quello le gare non comincerebbero neanche bene (fino al gol subito la gara è approcciata bene) e probabilmente avremmo fatto molto meno dei 27 punti attuali. Dunque possiamo dire che al buon Eusebio manchi un piano B durante la gara che sia in grado di ribaltare la situazione. Che sia un “conservativismo” dovuto alla ricerca spasmodica del fatidico equilibrio, alla paura di retrocedere o alla paura di essere esonerato per non rispettare il diktat tattico societario? Non lo sappiamo, ma per le prossime partite, che comunque sono anche più abbordabili da calendario, auspichiamo un’inversione di tendenza, fermo restando che sarebbe meglio non andare in svantaggio vista l’importanza dei prossimi impegni.
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