L’imbarazzo è servito: così passa la voglia, al di là di un’ altra (ancora possibile) salvezza

Il Lecce perde ancora, tanto per cambiare. Diciannovesima sconfitta in campionato per la formazione giallorossa, la quarta consecutiva e per di più sempre senza reti all’attivo. E come se non bastasse questa pochezza offensiva ai limiti della decenza (ancora una volta bocciati Stulic e Cheddira), ultimamente sembra allinearsi alla mediocrità anche il reparto difensivo, fino a qualche partita fa unica certezza di questa squadra. I due gol subiti al Dall’Ara, con tutto il rispetto possibile, si fa fatica a vederli persino nei tornei UISP… Personalmente tutto ciò mi ha stancato, al di là della classifica e dell’obiettivo salvezza finale che è ancora del tutto possibile da raggiungere, calendario alla mano.

Viene anche da pensare se sia giusto continuare con questa guida tecnica. E non è un discorso che ha a che fare con la gestione tattica delle partite di Di Francesco, bensì con la tenuta mentale del gruppo, che pare evidente che stia peggiorando man mano che ci si avvicina alla fine. Forse, pensando ancora una volta al mero risultato sportivo finale, una svolta in questo senso andrebbe provata. Anche perché, banalmente, è una scelta che le scorse annate ha pagato, e poi perché il tecnico pescarese non sembra avere neanche buona stella.

Fatto sta che, indipendentemente dal fatto se l’obiettivo sarà raggiunto o meno, è giusto anche riflettere, più in generale, sul senso del “godere” della Serie A in questa maniera: e cioè riuscire a malapena a tirare in porta o a fare un cross decente su calcio da fermo (al quarto anno di partecipazione consecutiva!) contro avversarie che non siano quelle cinque/sei del campionato che fanno a gara come noi su chi è più scarso. Del resto, non dimentichiamo, che almeno per i tifosi, si parla pur sempre di un gioco, e quindi per definizione dovrebbe divertire, almeno ogni tanto, e non rovinare puntualmente gli umori tutti i fine settimana.

Matteo Pisacane

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