Se dovessimo racchiudere il rendimento del Lecce in una frase metaforica, potremmo tranquillamente utilizzare il proverbio: “Furia francese e ritirata spagnola”. Sì perché i numeri del Lecce, finora, in questo campionato parlano di una squadra completamente diversa tra primo e secondo tempo, che grazie alle statistiche offerte da vari portali possiamo velocemente riportare in numeri precisi.
Sono ben 37 i punti raccolti dalla formazione giallorossa nei primi 45 minuti di gioco; dunque se ipoteticamente le gare finissero all’intervallo il Lecce sarebbe addirittura 11° in classifica.
Completamente opposta la situazione alla ripresa: analizzando solo i secondi tempi delle 30 giornate disputate finora, invece, il rendimento di Falcone e compagni scende a soli 21 punti maturati; con una classifica virtuale che re-inquadrerebbe il Lecce in penultima posizione.
Dunque una squadra letteralmente double-face, che oltretutto ha la grande pecca di non riuscire mai a rimontare uno svantaggio, indipendentemente a che minuto della gara arrivi; cosa che naturalmente una squadra in lotta per salvarsi in Serie A deve mettere spesso in conto.
Fin qui sono 18 le volte in cui i giallorossi sono andati sotto per i primi in partita (quindi ben più della metà delle gare disputate sinora, ndr) e soltanto in 1 circostanza sono riusciti a ottenere un risultato positivo da situazione di svantaggio: contro il Bologna alla 5^ giornata in quel 2-2 firmato Camarda al 94° (era il 28 settembre, ndr).
Due deficit notevoli della formazione salentina, che in qualche modo possono racchiudersi nelle stesse cause, che più volte abbiamo sottolineato nei commenti post-match: ovverosia un’estrema prudenza di mister Di Francesco ed il suo staff nello “spartito” di certe partite, ma soprattutto nei cambi a partita in corso, spesso conservativi o comunque sempre ruolo per ruolo, unito ovviamente ad uno scarso apporto individuale dei calciatori che entrano dalla panchina. Si contano infatti sulle dita di una mano le situazioni in cui i “panchinari” giallorossi hanno effettivamente dato quel quid in più alla squadra una volta fatto il loro ingresso in campo. E questo è davvero un paradosso nel calcio moderno delle 5 sostituzioni. Si vede infatti costantemente in altre squadre un cambio di passo nel momento in cui si assiste alla cosiddetta “girandola” delle sostituzioni nei secondi tempi.
Questo, tra l’altro, potrebbe anche spiegare in buona parte lo scarso “raccolto” del Lecce contro le big del torneo, visto che sono quelle che invece, inevitabilmente, beneficiano di più dei cambi in corsa, avendo rose generalmente più lunghe e con una qualità “spalmata” anche nelle seconde linee.
Ormai siamo al rush finale della stagione e difficilmente questi difetti saranno risolvibili da qui alla fine, dunque dobbiamo sperare di andare in svantaggio il meno possibile, o che la media punti tra primi e secondi tempi produca un punteggio sufficiente per la salvezza (al momento siamo sotto di 2; dovremmo avere di media 29 punti, mentre invece ne abbiamo 27, ndr), ma con la sosta alle porte era giusto portare alla riflessione queste statistiche, anche in ottica futura se possibile, perché la sensazione, da fuori, è che in questa Serie A basti veramente poco per limitare i danni e stare più tranquilli.
Matteo Pisacane