Il Lecce non segna “mai”: dal modulo flop alla panchina debole, ora “DiFra” deve osare di più

Soltanto 13 gol complessivi all’attivo e ben 12 partite su 22 senza segnare, numeri letteralmente imbarazzanti in fase offensiva per il Lecce, ai quali per fortuna fanno da contraltare gli ottimi numeri difensivi, 29 gol subiti (terza miglior difesa della parte destra della classifica) e 7 clean sheet, altrimenti va da sé che ci sarebbe una classifica peggiore di quella attuale.

Tuttavia il campionato non finisce oggi e, se si vuole credere nella salvezza, non si può continuare così.

Più volte abbiamo lanciato l’allarme su un modulo che noi, a differenza di tanti non demonizziamo a priori, anzi, ma che oggettivamente interpretato dal Lecce ha grossi problemi, probabilmente a causa di qualche equivoco di ruolo, soprattutto sul lato destro.

Il 4-3-3, o 4-2-3-1 “mascherato” è un modulo che richiede un apporto tecnico-tattico notevole degli esterni offensivi, soprattutto per quanto riguarda la fase offensiva, ed in tal senso le varie “ali” giallorosse non stanno dando garanzie, perlomeno non a lungo termine. Il Lecce infatti ha in genere un buon approccio nei primi tempi, anche con trame fluide e alle volte “ficcanti” , ma poi puntualmente “sparisce” sistematicamente nella ripresa, a maggior ragione con i cambi, che sono quasi sempre “scolastici”, ossia ruolo per ruolo, e spesso si rivelano inutili o addirittura peggiorativi; e questo naturalmente sia per una scarsa vena del giocatore in sé, ma anche per un timing sbagliato oppure, appunto, troppo scontato e prevedibile per gli avversari. Ed è per questo che ci chiediamo se non sia il caso, a maggior ragione con l’arrivo di Cheddira e la “sbocciatura” di Siebert, se non sia il caso di schierare un 3-5-2 o anche un 3-4-2-1, con una squadra che sia in grado di sparigliare un po’ le carte, mettendo magari i terzini in grado di essere più offensivi e magari consentirgli di fare qualche cross in più o comunque cercare di agire con i centrocampisti e le ali più dentro al campo, a supporto della punta. O in alternativa: se non si vuole adottare un cambio così drastico a monte, quantomeno fare dei cambi meno conservativi, di modo da dare meno punti di riferimento agli avversari, come evidenziato soprattutto nell’ultimo match con la Lazio. Questa sterilità, infatti, a nostro avviso non è frutto solo di scarsa qualità oggettiva di alcuni interpreti, ma anche di mancanza di lucidità nelle scelte decisive per un dispendio energetico eccessivo (vedi Pierotti) ma anche di tanta prevedibilità in alcune gestioni tecnico-tattiche.

Ben venga la solidità difensiva con il chiaro imprinting di Del Rosso, ma l’impressione è questo abbia un pochino snaturato la vena propositiva del “vecchio” Di Francesco.

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