Dopo il pareggio “surreale” di Bergamo e una settimana molto difficile dal punto di vista emotivo per il dramma di Fiorita (anche ieri omaggiato in maniera toccante e doverosa, ndr), il Lecce ha affrontato la capolista Napoli con il giusto piglio e orgoglio, a tratti facendosi anche preferire dal punto di vista del palleggio, ma senza (ahinoi) raccogliere nulla a fine partita.
Come si dice in questi casi, “ai punti” (e anche al netto di qualche situazione arbitrale dubbia), i giallorossi avrebbero meritato almeno il pareggio, contro un Napoli che è parsa una squadra veramente normale, nonostante un primato solido nei confronti dell’Inter, squadra invece apparsa ben più “ingiocabile” per la formazione di Giampaolo quando è stato il momento. E questo forse mette ancor più l’amaro in bocca, per quello che poteva essere e non è stato, un po’ l’ennesima fotografia della stagione del Lecce. Una squadra incapace di portare a casa un risultato positivo contro le cosiddette big, pur non demeritando sul piano del gioco, e che tante troppe volte in partite più abbordabili non ha portato a casa il risultato pieno per la pochezza offensiva dimostrata. Colpa certamente di mancanza di qualità complessiva negli elementi, ma anche di alcune scelte troppo “sterili” dell’allenatore. Il quale sembra schiavo di Pierotti e Morente (quest’ultimo non gioca solo se assente per cause di forza maggiore), a scapito delle ali più ficcanti come N’Dri e Banda. Che certamente in un contesto tecnico come quello del Lecce meriterebbero più spazio. Almeno il primo, ormai da qualche settimana apparso in gran forma, dovrebbe avere un minutaggio più ampio o magari qualche volta partire titolare prima che finisca il campionato. Morale: la squadra è certamente poca cosa, forse una delle più povere dal punto di vista tecnico dell’ultimo nostro decennio di A, ma anche gli allenatori ci hanno messo tanto del loro, in maniera ovviamente diversa. L’uno mischiava troppo le carte confondendo anche i giocatori e non avendo nessuna identità di gioco, l’altro invece con uno spartito fin troppo chiaro, a tal punto da sconfessare alcune caratteristiche dei singoli ben più idonee al contesto di squadra. Ma tant’è…
A questo punto, augurandoci ovviamente un altro risultato negativo dell’Empoli, ci giochiamo veramente tutto con Verona e Torino, dove però con meno di 4 punti il “miracolo” potrebbe sfuggire. Bisogna cercare innanzitutto di segnare di più, in qualche modo. Perché ieri nonostante un buon palleggio e delle buone trame in uscita si aveva la sensazione che non si sarebbe mai segnato nemmeno se la partita fosse durata altre 4 ore. E questo è frutto anche di alcune scelte tattiche, c’è poco da fare.